(S)HI(T) – Tech: Quando la tecnologia è un flop






Quando nel 2011 il regista di alcune fortunate pellicole statunitensi (tra cui 007 – Casino Royale) Martin Campbell portò sullo schermo il film “Lanterna Verde” di certo non poteva aspettarsi una simile debacle. Nel tentativo di cavalcare in quel periodo la nuova ondata di film tratti da fumetti ne uscì fuori una trasposizione mediocre contornata da perdite nette di circa 105 milioni.
Dunque moda ed innovazione non sono sempre sinonimi di successo e questo vale anche per una nuova tecnologia lanciata sul mercato.
Senza voler tornare troppo indietro nel tempo, magari al computer educativo dell’IBM, il Pcjr lanciato nel 1984 e ritirato l’anno dopo senza rimpianti, sono numerosi gli esempi in date più recenti in questo senso. Tra di essi come non partire da un flop di inizio millennio che ha un posto di diritto nella Hall of Fame? Stiamo parlando degli MMS e ci riferiamo ai messaggi via mobile ornati di immagini, non ai confetti della pubblicità. Servizio troppo costoso, poco immediato, esageratamente sconveniente. L’era di WhatsApp ha definitivamente posto la lapide su questa tecnologia mai, fortunatamente, esplosa.
Accanto ad essi, per restare in tema di cellulari, vi sono la videochiamata e la Tv sul mobile. Le compagnie si sono date battaglia a colpi di pubblicità diventate culto nell’immaginario collettivo (solo gli spot, però), investendo a tal punto che molte si sono indebitate a causa delle infrastrutture delle frequenze UMTS con gli Stati Uniti. Ben presto però ci si è resi conto che la visione su apparecchi ancora molto approssimativi e il costo di quasi 50 cent. al minuto non potevano attrarre gli utenti che hanno accantonato ben presto questa tecnologia. Per la gioia di tutti quei fedifraghi che continuano a mentire sui posti in cui si recano, senza che le mogli attraverso una videochiamata possano “sgamarli”.
Tuttavia anche  i grandi colossi del settore di tanto in tanto fanno qualche buco dell’acqua. Basti pensare a Microsoft, la cui reputazione dopo il rilascio del sistema operativo Windows Vista rasentava lo zero. Un prezzo irragionevole per un’accozzaglia di funzioni tanto innovative quanto inutili, (vedi lo schermo 3D). Il risultato è che gli utenti che compravano nuovi PC, preferivano il downgrade dell’OS precedente vale a dire il vetusto ma amato XP. La stessa Microsoft, in tempi recenti deve soffrire di nostalgia degli anni di Vista, dati i problemi che i fruitori stanno lamentando con Windows 8.1.
Ancor più drammatico è il caso della BlackBerry, il cui recente flop con l’OS BlackBerry 10 e lo smartphone da esso conseguito il Z10 non solo ha scalfito la corazza, ma ha praticamente mandato a picco l’azienda. Da premettere che sia il sistema operativo che il dispositivo sono affidabili e ben fatti, il vero problema è stato che il mercato non ha retto “l’affronto” di volersi mettere in competizione con i mostri sacri iOS e Android. I prezzi eccessivi e la mancanza di novità rilevanti hanno portato a una perdita di 1 miliardo di dollari ed al licenziamento del 40% dei dipendenti, gettando ombre sul futuro della società stessa.
Anche l’Italia non resta a guardare e nel 2012 si assiste alla nascita e alla chiusura di Volunia, social search network nato con l’intento di competere con i pezzi da 90 del settore, da un’idea di Massimo Marchiori.
Nel mondo dei videogames, inoltre, continua a non decollare la deludente PS Vita, console portatile della Sony che a fronte di un prezzo spropositato sia nel dispositivo che nei giochi, deve fare i conti con una non eccelsa giocabilità e alla concorrenza di tablet e smartphone i quali hanno cambiato  la metodologia di gaming. La lezione ricevuta con la PSP-go ancora non è stata assimilata: molto più abili i concorrenti della Nintendo, che analizzando il mercato con più criterio, hanno abbassato di molto il costo del 3DS salvandosi in corner e prevenendo eventuali perdite.
Non riescono a prender piede, infine, nemmeno gli smartwatch almeno per il momento. Il tema delle tecnologie indossabili è affascinante e i colossi si stanno già muovendo da tempo in tale direzione. I primi a provarci sono stati quelli della Samsung, con il loro orologio, il Galaxy Gear che pur non essendo un cattivo prodotto (fotocamera integrata, possibilità di telefonare, app dedicate) è ancora molto acerbo e presenta alcune limitazioni, come il potersi collegare solo con il Galaxy 3 e il Galaxy 4: se non li avete compratevi uno Swatch.
Ma è solo il costo eccessivo a determinare il flop di una data tecnologia? In realtà è un fattore determinante, ma non l’unico.
Molto ovviamente dipende anche dal fascino di un Brand che in certi casi diventa irresistibile, la Apple lo dimostra. Spesso non si sonda il mercato in maniera oculata, non si effettua una corretta mappatura della concorrenza (come nel caso della BlackBerry) ed altre ancora si fa leva solo sulla novità del prodotto in questione, ignorando che non sempre la società è pronta ad accogliere immediatamente ciò che offre il mercato.
Tuttavia per quanto questi flop siano temuti, in taluni casi si rivelano assolutamente indispensabili per un’azienda che può valutarne i contro, assimilare i propri errori e lanciare un prodotto sul mercato assolutamente competitivo la volta  successiva. Dunque, quale sarà il prossimo flop?

L'insostenibile leggerezza dell'e-book reader.

Libri elettronici o libri tradizionali? That's the problem.

Premesso che questo dilemma potrebbe non tener più banco già nel giro dei prossimi 6-7 anni, in quanto i cosiddetti e-book sono già il presente e verosimilmente domineranno la scena negli anni a venire, meglio focalizzarsi su quali siano attualmente i vantaggi e gli svantaggi di questa tipologia di "mostro digitale".
Mostro è la parola più appropriata per definire un e-book (o meglio ancora un e-book reader)con gli occhi di chi è fedele al libro nella sua accezione classica, e dunque in forma cartacea. "Dinosauro" è il termine con il quale potrebbe ribattere un fautore del libro elettronico riferendosi al cartaceo. In termini calcistici diremo che da un lato vi è la compagine blasonata, ricca di tradizione che vive un momento di flessione, e dall'altro una squadra emergente che in prospettiva è destinata a dominare la scena. Ci riuscirà?
Beh, in tempi di crisi un dispositivo sottilissimo e altrettanto leggero come un lettore e-book, capace però di contenere migliaia di libri al suo interno grazie alla sua trasportabilità è davvero una manna dal cielo. Il costo dei libri è logicamente inferiore e la lettura potrà essere pressoché immediata: immaginate la comodità di poter leggere un libro senza dover scendere di casa per andarlo a comprare? Basta infatti prendere il proprio dispositivo e utilizzarlo come "punto vendita".
Tuttavia il reale punto di forza di questa tecnologia sta nel fatto che i rivenditori di e-book sono in grado di salvare i libri acquistati, così nel caso l'e-reader venisse perso non andrebbero persi i libri acquistati!
Ma il cartaceo è un osso duro, ha l'esperienza dalla sua e resiste agli assalti dei nemici con valide argomentazioni.
In primis, il costo di un e-book non è così basso rispetto a quello di un libro tradizionale, la qual cosa è folle vista la riduzione dei costi di produzione di un e-book.
Inoltre, se io volessi studiare su un e-book, sarebbe problematico, sebbene si stia cercando di risolvere quest'ardua questione, prendere appunti in maniera rapida e immediata.
Inoltre, e questo è un gol importante da parte del cartaceo, un gol messo a segno da Walter Benjamin e il suo concetto di riproducibilità tecnica dell'arte. L'aura, o semplicemente il fascino che investe un libro tradizionale, è ancora troppo forte, imparagonabile. 

Tuttavia, per chi nutre fiducia nella tecnologia (si, anche in Italia) è impossibile decretare un vincitore: in fondo lo stesso Benjamin considerava la fotografia non autentica, oggi come si fa a non definirla arte a tutti gli effetti?
Basta aspettare e un giorno, pur portando sempre con noi i libri tradizionali che ci hanno cambiato la vita, proveremo lo stesso "amore" per un e-book.